Qualcuno di voi ha già sentito parlare di Orgarhythm? Forza, non
fate i timidi… d’altronde a livello teorico questo titolo avrebbe tutte
le carte in regola per essere uno dei cavalli di battaglia di
PlayStation Vita: è un ibrido fra un rhythm game, un gioco di strategia e
un simulazione di divinità. Un frullatone che richiama
inequivocabilmente alla mente la saga di Patapon su PSP, ma che viene
arricchito nel caso specifico della terza dimensione. Se si pensa che
alle spalle di Orgarhythm, oltretutto, c’è il nome di Tak Hirai
(Shenmue, Space Channel 5 e Meteos) a capo della sua nuova casa di
sviluppo, Neilo, il livello di aspettativa cresce inevitabilmente…
Orgarhythm
non è stato localizzato in Italiano, ma è rimasto integralmente in
Inglese in ogni sua componente, menu o sottotitolo che sia…
Il concept di gioco l’abbiamo appena accennato, ma merita senz’altro
di essere approfondito, nel bene e nel male. Nell’ultima creazione di
Tak Hirai si vestono i panni della Divinità della Luce, un’entità in
lotta con il fratello, il Dio dell’Oscurità, che con i suoi sudditi è
intenzionato a mettere sottosopra l’intero creato. Non si ha mai il
controllo diretto sulle azioni del nostro alter ego, ma si possono –
anzi di devono – prendere decisioni strategiche in tempo reale,
dimostrando al contempo di avere anche un ottimo senso del ritmo! Dalla
nostra avremo, infatti, oltre ai servigi di uno sparuto gruppo di
sudditi, il magico potere della musica. In base alla melodia portante,
si rende necessario impartire ordini con ritmo, musicalità e classe
sfruttando il prezioso schermo touch di PS Vita. Ad ogni tocco,
indirizzato sulla Divinità danzante della Luce, si attiva un menu in
sovrimpressione che con ritmici tap consente di portare diverse
tipologie di attacco, secondo una sequenza di tre step successivi. Per
prima cosa è necessario “tappare” la divinità, per poi selezionare
l’unità desiderata suddivisa in base ai tre elementi: Fuoco, Acqua e
Terra. Tali elementi corrispondono rispettivamente ai colori Rosso, Blu e
Giallo e stanno fra loro in un rapporto molto simile a sasso, carta e
forbice della classica Morra Cinese. Ogni colore è rappresentato
inizialmente da quattro sudditi, disposti a tutto pur di eseguire i
vostri ordini. Il secondo step è quello che permette si selezionare la
tipologia di intervento richiesta, che inizialmente è limitata ai soli
attacchi fisici. Il terzo concerne la selezione del numero di sudditi di
Fuoco, Acqua o Terra da inviare in azione. L’insieme delle tre azioni
prende il nome di Tri-tapping, mentre la definizione del percorso da
seguire, tracciando il cammino con il dito, prende il nome di Dragging.
Una
volta imparata a menadito la posizione delle icone durante la fase di
Tri-tapping, potrete utilizzare combinazioni veloci “tappando” di prima
per ottenere un boost nel livellamento dei vostri sudditi!
Ognuno di questi tap dovrà necessariamente essere eseguito con ritmo
perfetto, rinvigorendo i sudditi e facendoli crescere di livello, fino
ad un tetto massimo di livello 5. Livellando aumentano le doti di
attacco e difesa, nonché il numero di sudditi nel party fino ad un
massimo di sedici per ogni elemento. Al contrario, ogni errore nel
concatenare input ritmati indebolisce l’efficacia dell’azione e fa
calare nuovamente di livello i propri sudditi. Tutta l’interfaccia di
gioco di Orgarhythm si basa sull’input ritmato di comandi di attacco, e
mentre nemici e alleati si combattono c’è anche una barra speciale che
inizia a caricarsi e che permette alla Divinità della Luce di dare
supporto alle sue truppe. Al massimo della carica si rende disponibile
una magia, denominata Fulmine del Guidizio, che infligge ingenti danni
agli avversari. Queste sono le basi del sistema di combattimento, ma il
completissimo ed indispensabile Tutorial vi insegnerà come ottenere il
massimo rendimento in battaglia, decidendo perfino quando chiamare la
ritirata (inevitabilmente correlata ad un reset del livello dei sudditi)
con il touchpad posteriore di Vita. PARADOSSO MUSICALE Prima di iniziare a giocare Orgarhythm è stato necessario
metabolizzare a fondo la sua natura di ibrido, altrimenti avremmo corso
inevitabilmente il rischio di non comprendere ed apprezzare ciò che di
buono aveva da offrire la formula di gioco. Ma una cosa l’abbiamo
compresa subito: Orgarhythm è così particolare da risultare, purtroppo,
indigesto a chi non ha pazienza o, cosa più importante, ritmo nelle
vene. Nonostante il nobile pedigree e l’immenso sforzo di realizzare
qualcosa di originale, si configura inevitabilmente come un gioco di
nicchia. Inoltre, per come è strutturato il gameplay abbiamo sempre
percepito la sgradevole sensazione di non avere mai il controllo della
situazione. La ripetitività dell’azione alla lunga, unita al tripudio di
colori da dover interpretare, alle strisce luminose lasciate dai gesti
di input e agli evanescenti pulsanti in sovrimpressione, tende a rendere
l’azione discretamente caotica.
Per
assistervi nella scelta del giusto tempismo di esecuzione, una sorta di
essenziale spettrografo ed uno spot pulsante saranno sempre in
sovrimpressione, sottolineando il giusto ritmo musicale
Per non parlare del fatto che in nessun modo potrete influire
sull’avanzamento del vostro alter ego, destinato a camminare senza sosta
e inevitabilmente condannato a soccombere nel caso in cui non riusciate
a comprendere quale sia la strategia migliore. Se la cosa non è
particolarmente dolorosa durante i primi livelli, lo diventerà
sicuramente proseguendo nell’avventura, quando la morte della Divinità
della Luce vi obbligherà a ripetere tutto da capo a causa della cronica
mancanza di checkpoint! Certo, c’è da considerare che la ricetta di
gioco comprende anche diverse modalità alternative, come la possibilità
di giocare Orgarhythm in Co-op oppure in modalità competitiva tramite
connessione Ad Hoc. Anche tali varianti, però, inevitabilmente
presentano i medesimi difetti riscontrati nella campagna in singolo.
Paradossalmente, poi, Orgarhythm non ci ha convinto pienamente neanche
sul versante colonna sonora, “tribaleggiante” quanto basta per quanto
riguarda il tema del primo livello e poi capace di spaziare fra diversi
generi, ma senza mai una scintilla di originalità. Aggiungiamo a questi
evidenti limiti anche il fatto che Orgarhythm non risplenda certo di
luce propria per quanto riguarda l’engine grafico, sciorinando modelli
poligonali dei personaggi appena abbozzati e animazioni rozze in un
contesto di texture ripetitive applicate su ambientazioni poligonali
essenziali, ed otterremo un quadro complessivo di sufficienza risicata.
Un vero peccato…
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