giovedì 12 luglio 2012

Bang Bang Racing - Recensione

Bang Bang Racing è ormai l'ennesimo titolo che dimostra come le dinamiche dell'universo videoludico siano definitivamente cambiate. Esce poco più di un anno fa per dispositivi Android, ottimizzato per la piattaforma hardware Tegra di Nvidia, e solo ora, dopo aver riscosso un discreto successo, giunge finalmente su PSN e Xbox Live Marketplace oltre che sui principali store di videogiochi per PC specializzati in digital delivery come Steam o Gamersgate. A seconda della piattaforma di preferenza il prezzo oscilla tra i 7 e i 10 euro.

I used to shot you down
Bang Bang Racing è un gioco di guida con visuale top-down, o a volo d'uccello che dir si voglia, proprio come i vecchi grandi classici degli anni ottanta mentre per i più giovani riporta senza dubbio alla menteMicro Machines. I comandi sono estremamente intuitivi; l'intero gameplay e la fisica del modello di guida sono semplici e basilari, ridotti ai minimi termini. Non vi sono strani tentativi di innovazione: gli sviluppatori si sono concentrati sulla guida eliminando elementi aggiuntivi presenti in titoli del genere come ad esempio i combattimenti di Death Rally. Al massimo si può interagire con elementi dello scenario come barili esplosivi o pozze d'olio che bisogna cercare di evitare a tutti costi pena l'impossibilità di accelerare come si deve. Bisogna comunque fare attenzione agli urti più macroscopici, comunque parte integrante del gameplay, o saremo costretti a rientrare nei box per ripristinare la barra della vita e proseguire la gara. 
Il feeling regalato riesce complessivamente a essere piacevole e appagante facendo spesso venir voglia di prendere parte ancora a un'altra gara. Ciò avviene per due precisi motivi: il primo è che le gare sono sempre ragionevolmente brevi senza dare adito a momenti di noia o stallo; il secondo è che l'intelligenza artificiale, per quanto lontana dall'essere particolarmente rapida o attenta, è sagacemente tarata in maniera tale da rendere ogni gara incerta fino all'ultimo metro prima del traguardo: all'ultimo giro si compiono clamorose rimonte risalendo dalle retrovie così come ci si ritrova sorpassati all'ultima curva dopo aver dominato tranquillamente la competizione nella sua interezza.
A livello di contenuti i circuiti disponibili sembrano essere vari e tanti ma in realtà si tratta di 54 diverse declinazioni e varianti riconducibili a una dozzina di panorami. Vengono toccati quasi tutti clichè: si passa dal circuito cittadino all'autodromo senza dimenticare ambientazioni desertiche, artiche, o immerse nella natura. Completare gli eventi della modalità carriera limitandosi ad andare a podio , sbloccando così tutte le vetture delle quattro diverse classi disponibili, non richiede più di un pomeriggio. Peccato che tra una vettura e l'altra della stessa classe si faccia fatica a notare sostanziali differenze a livello di handling. Non vi è gran varietà tra un evento e l'altro visto che tra gare singole e campionati spezzano il ritmo solo alcuni eventi time attack o a eliminazione nei quali non si deve rimanere in ultima posizione. Allo stesso modo, anche per sbloccare le livree aggiuntive, non sono richiesti salti mortali, aggiungendo un'oretta scarsa alla longevità visto che è sufficiente completare qualche specifico obiettivo in determinati tracciati per avere successo.
Il vero pezzo forte è la componente multigiocatore. L'imprevedibilità delle gare, senza dimenticare che il tutto è estremamente intuitivo anche per chi si accinge a provarlo per la prima volta, rendendo ogni curva entusiasmante. Oltre a semplici gare è possibile organizzare comodamente brevi campionati in split-screen. Split-screen che ricordiamo, supporta fino a quattro giocatori non solo su console ma anche su PC rendendolo di fatto un ottimo modo con cui intrattenere eventuale ospiti. Un vero peccato che non sia stata implementata alcun tipo di modalità online che avrebbe sicuramente reso Bang Bang Racing un titolo di tutt'altra levatura.

Il mio smartphone è potentissimo!
Tecnicamente parlando Bang Bang Racing è una riproposizione di quanto già buono visto su piattaforma mobile; peccato che gli standard di console e PC siano ben altri. I poligoni non sono mai troppi così come le texture non fanno gridare al miracolo. Eppure lo schermo è sempre piacevolmente colorato forte di un design quasi caricaturale specialmente per quel che riguarda pubblico e vetture. Simpatici gli effetti come le esplosioni o i fuochi d'artificio che attendono al traguardo. Nel complesso risulta sufficiente visto che alla prova dei fatti in split-screen non batte ciglio senza lasciare adito ad alcuna incertezza. Da sottolineare almeno in ambito i PC i requisiti veramente bassi che fanno da contraltare a una grafica non proprio eccellente. 
Nota stonata la telecamera talvolta troppo rapida e secca nel ruotare disorientando fastidiosamente per qualche attimo nelle fasi più tortuose di alcuni circuiti.
Il comparto audio non impressiona sopratutto per quel che riguarda i stereotipati rombi dei motori e l'effettistica in generale. Buone le aggressive traccie audio di sottofondo di genere rock-elettronico dal ritmo incalzante capaci di tenere alta l'attenzione durante le gare; purtroppo non sono presenti in gran quantità e varietà e rischiano di stancare relativamente presto se non ci si stanca prima del gioco nella sua interezza.
Segnaliamo infine il sacrosanto, e praticamente imprescindibile per un titolo del genere che fa dell'immediatezza il suo punto di forza, supporto nativo al pad della 360 e l'integrazione dei servizi diSteam com gli Achievements e il Cloud saving.

Ferrari Racing Legends

Non è certo un’impresa facile dar vita ad un titolo automobilistico di buona fattura. Che scelgano di creare un arcade o una simulazione, le software house con l’obiettivo di sviluppare un gioco di corse di alto livello hanno una gran quantità di fattori da prendere in considerazione: il realismo del modello di guida, la risposta dei vari veicoli, la profondità delle opzioni di tuning, la tipologia dei tracciati e tantissime altre caratteristiche fondamentali per la ricetta di un prodotto dalla grande personalità. Vista la difficoltà del compito, creare titoli “su licenza” viene da molti considerata la strada più facile, porta dopotutto ad avere un parco macchine ben definito, con tanto di limitazioni nette nella giocabilità e nelle opzioni, legate alle volontà dell’azienda che ha concesso di sfruttare il suo marchio. 
Tali blocchi creativi portano di solito a un calo qualitativo del prodotto in questione, ed è raro vedere un videogame indimenticabile dedicato a una sola casa. Con Ferrari Racing Legends, tuttavia, qualche speranza di vedere un cambiamento c’era, se non altro per il coinvolgimento nel progetto degli Slightly Mad Studios, che già in passato avevano dimostrato il loro talento con l’ottimo Need For Speed: Shift 2.
Vi brillano gli occhi? Meglio chiuderli. La rossa forse è il caso di continuare ad ammirarla in tv.

Fast and Furious: Maranello Drift
Ferrari Racing Legends non ha una vera e propria trama di fondo, si limita a ripercorrere la storia della Ferrari dalle origini, mettendovi nei panni di più piloti. La campagna principale presenta un gran numero di prove divise in tre diverse epoche, peraltro piuttosto variegate grazie ad obiettivi diversificati. 
Buono, ma non esente da alcuni difetti evidenti. Il gioco infatti manca di spinta motivazionale, perché permette di sbloccare semplicemente nuove auto con grande lentezza, completando ogni singola serie di corse. Le schermate statiche che narrano le vicende del pre-gara, e la totale assenza di ricompense extra a parte i bolidi difficilmente basteranno a catturare ogni giocatore. Non finisce qui, la mancanza principale difatti è legata alla difficoltà dell’opera di Slightly Mad, calcolata mostruosamente male. Non fraintendeteci, dalle nostre parti apprezziamo sempre i giochi in grado di offrire una sfida decente, si tratta di una caratteristica quasi sempre positiva. In questo caso però la curva di difficoltà è completamente sballata: passerete da una fase facilotta con le auto d’epoca, a strapparvi i capelli nelle due ere successive. Tutte le sfide sono superabili con un po’ di costanza, ma il salto è traumatico e certe gare alla difficoltà massima presentano obiettivi brutali anche per un ottimo guidatore, che metteranno a dura prova i vostri nervi. 
Questi difetti passerebbero parzialmente in secondo piano se il gameplay di Ferrari Racing Legendsfosse sopraffino, ma purtroppo la situazione è ben diversa. Gli Slightly Mad Studios avevano fatto un buon lavoro con i due Shift, concentrandosi su uno stile arcade piuttosto adrenalinico, in quest’ultimo titolo tuttavia hanno compiuto più di un passo falso nel sistema di guida. Il primo riguarda il misto tra simulazione e realismo ricercato dalla casa di sviluppo, che non riesce ad eccellere in nessuno dei due campi. Anche una volta messi al minimo gli aiuti (peraltro non settabili singolarmente ma solo in massa con tre opzioni differenti), le auto presentano una tendenza eccessiva al sovrasterzo, che le porta a driftare brutalmente in molte situazioni. L’instabilità in curva cambia di modello in modello, ma vedere una GTO slittare come se fosse un’auto da drifting fa un po’ strano. Padroneggiare il sistema è possibile con la pratica, eppure le Ferrari disponibili non danno mai l’impressione di poter essere dominate totalmente e la giocabilità non riesce mai a distinguersi dalla massa. Una sensazione di velocità scarsina, collisioni apocalittiche con le altre auto che portano a uscite di strada esagerate dopo semplici strisciate, e un modello dei danni insulso non aiutano. L’unica caratteristica apprezzabile è l’importanza della benzina, che viene presa in considerazione per variare la risposta della macchina quando il serbatoio si svuota. Un piccolo tocco di classe che non basta a salvare una giocabilità appena sufficiente.

Rosso di sera bel posto si spera
Il lavoro sul comparto tecnico fatto dai ragazzi di Slightly Mad Studios è altalenante. Le automobili sono oltre cinquanta e tutte riprodotte con grande cura per il dettaglio, persino negli interni facilmente osservabili con un sistema di spostamento della visuale del pilota che ricorda quello di Shift 2, anche se manuale. Non vantano la stessa qualità i 36 tracciati, anonimi, vuoti e scarsamente particolareggiati, nonostante molti di questi siano piste note come Monza e Imola. Carina l’idea di inserire scene di apertura vecchio stile durante le prove della campagna d’epoca, ma la grafica nel complesso non riesce comunque a stupire, nonostante la bellezza dei mezzi coinvolti. Le limitazioni imposte dalla Ferrari hanno anche portato gli sviluppatori a limitare i danni visivi, ed è necessario un incidente devastante per rovinare la propria automobile, cosa che diminuisce ulteriormente il realismo. Notevole la longevità, grazie al gran numero di prove offerte dalla campagna e alla possibilità di giocare online, ma solo pochi riusciranno a dedicare al titolo le ore necessarie a completare tutti i contenuti senza soccombere alla noia.