Il videogioco western di Techland torna alle origini
Lo chiamavano...Call of Juarez.
Lo spaghetti western è un genere cinematografico italiano
riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo e la cui influenza ha
contaminato anche alcune valide opere videoludiche, come il super
incensato Red Dead Redemption, che seppur sia stato collocato
temporalmente nel periodo di transizione tra Far West e Rivoluzione
Industriale, ha pescato a piene mani dagli stilemi del filone western
italico. Quando si parla della commistione “western-videogiochi” è
impossibile non pensare anche alla sottovalutata serie di Call of Juarez
che, dopo il passo falso dell'ultimo capitolo, ambientato in una
moderna Los Angeles tra spacciatori e polizia, torna alle origini con il
nuovo Call of Juarez: Gunslinger. Grazie ad un codice preview inviatoci
da Kochmedia, abbiamo avuto occasione di testare il titolo “pad alla
mano”. Ecco le nostre prime impressioni.
Call
of Juarez Gunslinger verrà distribuito in formato digitale ad un prezzo
di 14,99 euro su PlayStation Network, Steam e Ubisoft Store e a 1200
MSP su Xbox Live Arcade. La versione PC sarà disponibile anche in
versione retail, sempre allo stesso prezzo
IL SACRO CODICE DEL PISTOLERO STANCO
Una volta gettati a capofitto nelle lande desolate del vecchio West e
impugnato il tipico revolver da pistolero, si respira immediatamente la
stessa atmosfera di quell'ottimo Call of Juarez: Bound in Blood, secondo
fortunato capitolo della saga. Dopo qualche minuto passato a fare man
bassa di banditi a colpi di piombo rovente, si viene a conoscenza del
“Concentration Time”, una sorta di Bullet Time in cui il gioco inizia ad
andare al rallentatore e vengono evidenziati di rosso i corpi dei
nemici; in questo modo il giocatore avrà tutto il tempo per prendere la
mira e colpire nella miglior maniera possibile i suoi bersagli. Questa
speciale funzione consente anche di esibirsi in sequenze di gioco
spettacolari e decisamente letali, con la possibilità successivamente di
ampliare il proprio modus operandi di nuove evoluzioni e combo, sempre
più devastanti e altamente coreografiche. Ad affiancare questo
divertente sistema è la tecnica della “schivata”, disponibile solamente
ad un livello di vita molto basso e che, se portata a buon compimento,
permette di eseguire immediatamente un contrattacco ai danni
dell'avversario.
Ogni sparatoria conferirà al giocatore dei punti esperienza legati ad
uno schema di crescita, che permette di sviluppare nuove abilità
(relative al Concentration Time) e skill passive, grazie alle quali sarà
possibile personalizzare il proprio personaggio a seconda del tipo di
approccio preferito sul campo di battaglia. Ovviamente la quantità di
punti accumulati non dipenderà semplicemente dal numero di uccisioni, ma
da come queste verranno effettuate, vale a dire dal livello di
precisione dei colpi sparati e dalle combinazioni eseguite. Potrebbe
essere ancora presto per dirlo, ma il sistema di crescita del
personaggio non dovrebbe rischiare di snaturare o trasformare il nostro
alter ego in un pistolero-Rambo indistruttibile e implacabile.
Il protagonista dell'avventura è un pistolero di nome Silas Greaves,
uno spietato cacciatore di taglie che deve attraversare le desolate
terre del selvaggio West alla ricerca dei più pericolosi fuorilegge del
tempo realmente esistiti, come Billy the Kid, Pat Garret e Jesse James
IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO
Se da un lato è vero che Gunslinger condivide con il predecessore Bound
in Blood tema e ambientazione western, dall'altro sembra che gli
sviluppatori abbiano voluto dare un'identità ben precisa a questo nuovo
capitolo. Il segnale più chiaro è indubbiamente dato dalla volontà di
vestire il gioco con una grafica in "quasi cel-shading" dai colori
sgargianti, decisamente meno seriosa rispetto al look di altri lavori
targati Techland. Sempre riguardo la componente estetica, Gunslinger ci
ha colpito positivamente per il suo interessante e ricercato level
design, capace di offrire ricostruzioni western molto azzeccate e
coerenti al contesto storico.
È ovviamente troppo presto per esprimere un giudizio definitivo su
questo titolo, ma da quanto abbiamo potuto vedere sinora, sembra proprio
che il ritorno alle origini – con un pizzico di freschezza – abbia
assolutamente giovato al brand Call of Juarez, reduce da un capitolo,
The Cartel, assolutamente sottotono. Resta da vedere se l'esperienza di
gioco complessiva (anche in virtù del fatto che sarà venduto ad un
prezzo budget) sarà in grado di offrire un'esperienza sufficientemente
varia e longeva.