I primi passi di una giovane studentessa d'archeologia...
di Marco Ravetto, pubblicato il
Cosa fare per dare nuova linfa a un personaggio entrato a pieno
diritto a far parte della storia dei videogiochi, ma da qualche anno
ormai passato in secondo piano? Semplice, dopo averlo “offerto” alle
nuove generazioni tramite remake in HD e titoli scaricabili negli store
online, la mossa migliore è quella di creare una nuova avventura, magari
un prequel che permetta di dare vita a situazioni originali senza il
pesante fardello del passato. È proprio questo ciò che è successo a Lara
Croft, eroina pronta a ritornare sulle scene nel 2013 con in un titolo
che ci porterà ad affrontare la sua prima spedizione archeologica.
LE ORIGINI DI LARA
Il nuovo Tomb Raider ci propone quindi un salto nel passato,
all’epoca in cui una giovane e ancora inesperta Lara muoveva i primi
passi nel mondo delle spedizioni archeologiche. Un lungo viaggio in
nave, una tempesta e il naufragio su un’isola all’apparenza deserta sono
gli eventi che segneranno l’inizio dell’avventura e che porteranno la
nostra eroina a confrontarsi con pericoli di ogni genere. Sono infatti
sufficienti pochi passi tra la natura incontaminata per accorgersi che
l’isola non è deserta come sembrava in origine e che, oltre a diverse
specie animali più o meno minacciose, sono presenti numerosi esseri
umani armati fino ai denti e fedeli al motto “prima sparo, poi faccio
domande”.
Le sequenze di intermezzo mostrano una Lara indecisa e terrorizzata, in netto contrasto con quanto avviene nelle fasi in game...
Ferita e spaventata, Lara si troverà costretta a uccidere per
sopravvivere, in un crescendo che la porterà a diventare l’eroina che
abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni. L’idea degli
sviluppatori di seguire attraverso le sequenze di intermezzo
l’evoluzione del personaggio e le sofferenze di una ragazza che si trova
a fronteggiare situazioni limite è interessante, ma si scontra con una
struttura di gioco che non ha nell’introspezione psicologica il suo
punto di forza. Tomb Raider è infatti un action game piuttosto classico,
e il vedere una cutscene in cui Lara si dispera per la sua prima
uccisione contrasta in maniera piuttosto stridente con le azioni a
disposizione una volta preso in mano il pad. Nelle tre ore di gioco che
abbiamo provato nel corso di un evento milanese organizzato da Halifax,
abbiamo potuto toccare con mano come il passaggio da giovane inesperta e
spaventata a cacciatrice indomabile sia piuttosto repentino e, al
termine della nostra sessione avevamo sterminato decine di animali (da
famelici lupi a indifese galline…) e un numero imprecisato di nemici.
Nella nostra missione siamo stati aiutati da un sistema di rifornimento
delle armi piuttosto generoso, che non ha mai lasciato la nostra eroina a
corto di munizioni, siano esse semplici frecce o proiettili; camminando
nella foresta ci siamo più volte imbattuti in faretre abbandonate e
questo fatto, unito alla possibilità di saccheggiare i corpi delle
nostre vittime, ci ha consentito di essere sempre pronti in qualunque
situazione.
EVOLUZIONE E TRADIZIONE
Se la sopracitata evoluzione caratteriale di Lara non ha particolare
impatto per quanto riguarda le meccaniche di gioco, è senza dubbio più
importante ai fini del gameplay l’evoluzione delle abilità disponibili.
Ogni azione eseguita da Lara porterà all’ottenimento di una quantità
variabile di punti esperienza che permetteranno di sbloccare oltre venti
differenti abilità (suddivise in tre tipologie base, Sopravvivenza,
Procacciamento e Combattimento) che spaziano dalla maggiore precisione
in fase di attacco alla possibilità di recuperare le frecce scagliate,
dalla riduzione dei danni subiti all’incremento degli XP ottenuti. Il
potenziamento delle capacità di Lara è poi affiancato da un semplice
sistema di miglioramento degli oggetti che, mediante il recupero di
risorse contenute all’interno delle numerose casse sparse in ogni
ambientazione consente di rendere più performanti tanto le armi quanto
alcuni utensili necessari per eseguire scalate, attivare congegni
d’apertura ed altre azioni simili.
Muovendosi con cautela è possibile avvicinarsi ai nemici senza essere individuati e attivare la classica eliminazione furtiva
Le fasi di esplorazione, utili per velocizzare la crescita del proprio
personaggio e per trovare artefatti e diari che aiuteranno Lara a
scoprire quale mistero si cela nell’isola, sono agevolate dalla
possibilità di usufruire di una capacità che sembra ormai essere
diventata un must per tutti i protagonisti di videogiochi che si
rispettino; una semplice pressione di un tasto dorsale permette infatti
di attivare “l’istinto” e di visualizzare per alcuni istanti su schermo
(in uno splendido color giallo vivo) gli oggetti con cui è possibile
interagire, le pareti che possono essere scalate e il punto da
raggiungere per portare a termine il proprio obiettivo.
Perdere la strada in Tomb Raider è quindi un’impresa piuttosto ardua e,
nel corso della nostra prova, l’unica deviazione di un certo rilievo in
cui ci siamo imbattuti (peraltro segnalata in maniera piuttosto
evidente) ci ha condotto all’interno di un tempio segreto che celava un
prezioso tesoro raggiungibile solamente mediante la risoluzione di un
enigma incentrato sull’utilizzo del fuoco. Recuperare lo scrigno
contenente il tesoro non è stata un’impresa particolarmente complicata
ma, stando alle parole di Meagan Marie (community manager di Crystal
Dynamics), quello che abbiamo affrontato era solamente il primo di una
serie di enigmi e il livello di difficoltà dei successivi sarà
decisamente più elevato.
Non mancano poi i canonici quick time events, la cui presenza è comunque
limitata ad alcune situazioni particolarmente coreografiche, mentre le
sequenze tipicamente platform si avvalgono di meccaniche piuttosto
classiche e, al contrario di quanto abbiamo visto in passato, non
sembrano richiedere una precisione millimetrica per essere portate a
termine. Partendo sempre dal presupposto che quanto da noi provato è
solamente una porzione (per giunta iniziale) di ciò che Tomb Raider avrà
da offrire, l’impressione è che gli spazi di manovra per Lara siano
sufficientemente generosi e che per questo motivo morire in seguito a
cadute/errori nei salti sia un evento piuttosto raro.
Dopo aver ucciso un nemico è possibile saccheggiarne il corpo per ottenere munizioni e risorse
UN GRADITO RITORNO
La versione dai noi provata (Xbox 360) ha messo in mostra un buon
livello di dettagli sia per quanto riguarda i personaggi (con alcune
inquadrature studiate per mettere in mostra il lato più femminile di
Lara, peraltro non “esplosivo” come in passato) che per le
ambientazioni. L’isola in cui si svolge l’avventura è avvolta da una
fitta vegetazione, con antichi e misteriosi resti di un’epoca passata
che si contrappongono a capanne e a costruzioni più moderne (come una
torre radio, obiettivo finale della nostra prova). Buona parte
dell’hands on si è sviluppato nel corso della notte, quindi l’oscurità
ha accompagnato le nostre azioni e ha contribuito a rendere la nostra
missione più cupa e misteriosa. Nel complesso l’impatto visivo è parso
più che soddisfacente, con sequenze di intermezzo (in alcuni casi
interattive) che si incastrano ottimamente nell’avventura senza spezzare
in maniera eccessiva il fluire dell’azione.
Per quanto Tomb Raider non sembri presentare soluzioni stilistiche
particolarmente originali, il ritorno sulle scene di Lara Croft ha
comunque messo in mostra tutta una serie di caratteristiche di gioco
capaci di garantire una buona giocabilità e un’adeguata varietà di
situazioni. Le sensazioni sono quindi positive, ma per un giudizio
definitivo dovremo attendere il cinque di marzo, giorno in cui Tomb
Raider sarà disponibile nei negozi per PC, PS3 e Xbox 360.
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