C'è stato il tempo degli MMORPG, un tempo in cui molte case di
produzione del settore videoludico si sono gettate sul genere dopo il
tripudio di World of Warcraft. Subito dopo è successo di tutto:
il vento è cambiato, gli addetti ai lavori si sono resi conto che la
concorrenza non era possibile in un genere in cui la qualità è un
requisito assolutamente necessario. È in questo background che è nata la
moda dei MOBA, acronimo di Multiplayer Online Battle Arena,
rispetto agli MMORPG diversi e uguali allo stesso tempo, capaci senza
impegno di trascinare il giocatore in una dimensione di sfida dalla
quale difficilmente si può uscire. Ma in questo settore, nonostante la
concorrenza varia e vasta, sono ormai diventati dei capisaldi
imprescindibili due titoli: League of Legends e Dota2, il primo targato Riot, il secondo a opera di Valve.
Dopo l'esplosione di League of Legends, infatti, solo quel capolavoro
di Valve è riuscito a scalzare il re dal suo trono, nonostante tutto
questo sia ancora materia di dibattito. Visto il successo ottenuto dai
due titoli, Warner Bros., a cui non piace certo rimanere con le mani in
mano, ha pensato di tuffarsi nel settore con grande attenzione e uno
studio pianificato: dapprima hanno fatto la loro comparsa con il brand
tolkeniano nel mondo MOBA console, quindi hanno deciso di compiere il
grande salto e arrivare sugli schermi dei PC con un'importante base di
partenza. Sono caduti o sono riusciti ad appigliarsi al podio dei
vincitori? Non ci resta che scoprirlo insieme.
Un elemento da tenere sempre a mente è che per applicare le abilità più devastanti è spesso necessario buttarsi nella mischia.
Furbizia... è mezza bellezza
Warner si è affidata a Monolith per portare la licenza del Signore
degli Anelli dapprima su console, sebbene la conversione su PC sia a
opera dei Zombie Studios, che hanno seguito con grande scrupolo il
progetto originale, la cui prima regola è stata non rompere le uova nel
paniere alle realtà di primo ordine. Battersi con LoL e Dota2
sul loro campo sarebbe stato probabilmente un suicidio in termini di
marketing, motivo per cui Monolith, su richiesta di Warner Bros., ha
puntato sull'innovazione, cercando così di spostare la sfida su un campo
più neutro. Innanzitutto si sono rivolti a un pubblico meno hardcore e
più casual, aprendo a tutti gli utenti meno esperti che in un server di
LoL o Dota esploderebbero in qualche secondo. Un altro piacevole
elemento innovativo è rappresentato dai Guardiani, ovvero i celeberrimi
protagonisti del Signore degli Anelli con tanto di citazioni tratte dai
film. Lanciati nella mischia tra le due squadre, ognuna composte da
cinque persone, i giocatori dovranno sfruttare i Guardiani per guidare
le proprie forze e conquistare gli avamposti nemici. Sconfiggere
Guardiani, fazioni e fortezze nemiche si traduce in punti esperienza
necessari per aumentare di livello e guadagnare nuove, devastanti
abilità. Il giocatore potrà dunque seguire tante vie di
personalizzazioni individuali con le quali rendere unici i personaggi
nati dalla penna di Tolkien.
Ci sono altre grandi differenze in questo titolo, ma non sempre si
può parlare di furbizia: chiunque noterà fin dai primi momenti l'assenza
di un negozio interno per acquistare oggetti e poteri. Pur essendo un
elemento di grande differenziazione rispetto agli altri MOBA, questa
novità è più un'arma a doppio taglio, perché se è vero che all'inizio
del gioco vengono conferiti ai Guardiani poteri e rune che il giocatore
può scegliere, è pur vero che gran parte della customizzazione degli
eroi va a farsi benedire. Ma c'è dell'altro: l'assenza dello store
interno ha come diretta conseguenza l'eliminazione di una serie di
pratiche che hanno resi famosi i MOBA come il jungling – uccidere i
mostri nascosti nelle zone più impervie delle mappe. Com'è ovvio tutte
queste differenze viaggiano sulla scia di una semplificazione, che in
altri termini si traduce in una differenza di target, intenzione
primaria della software house e prima di loro dei produttori.
Spesso
è necessario dare una spinta alle truppe per incoraggiarle. Ma qui non
siamo nei film, quindi dovete usare le abilità per farlo.
A chi serve il mana?
Salutate il mana. In Guardians of Middle Earth il mana è stato
sostituito da semplici e classici countdown, in maniera tale da
consentire l'uso delle abilità in maniera più devastante, elemento
bilanciato da una barra della vita piuttosto generosa. Non sempre però è
facile destreggiarsi in queste nuove modalità, soprattutto perché il
bilanciamento dei vari Guardiani non è così equilibrato e molto spesso
la partita non può far altro che volgere a favore di chi, di fatto,
sceglie il Guardiani con i poteri più devastanti. Un altro elemento
molto importante di Guardians of Middle Earth è inoltre la possibilità, a
un certo livello, di disseminare di torrette di guardia le mappe,
manovra che si può eseguire semplicemente portando avanti il vostro
Guardiano. Si tratta di oasi fondamentali che è importante posizionare
in locazioni strategiche per sfruttarle come punti d'attacco o come vere
e proprie stazioni di cura.
Parlando dei Guardiani, è d'obbligo specificare che si tratta di
riproduzioni piuttosto fedeli, con poteri che seguono di pari passo,
attraverso i 14 livelli, quelli presenti nei libri. Divisi in 5
categorie che ne definiscono le caratteristiche salienti – incantatori,
generali, etc. - i Guardiani sono il punto focale del titolo, forti di
una schiera di 50 personaggi, più molti altri che verranno distribuiti
tramite DLC nel corso del tempo.
Gli effetti delle abilità sono spesso piacevoli, anche se per la versione PC ci aspettavamo qualcosa di più.
Tutti in the box
Il gioco apre i battenti con una grande offerta: chiunque abbia
acquistato il gioco su console può riscattare il codice per PC, in
maniera tale da affollare i server. Si tratta di un'altra manovra
intelligente di Warner, una trovata che riempie i server nonostante
tutto. Ma tutto questo non basta. Ci avrebbe fatto maggiormente piacere
un impegno più evidente nel bilanciamento del titolo, elemento
fondamentale per ogni multiplayer (in particolare per PC),
un'interfaccia dedicata e adeguata ai nuovi comandi, doppiaggi e
traduzioni migliori, qualche miglioria rispetto alla versione console.
Ci saremmo aspettati, insomma, una conversione più specifica, che invece
non c'è stata. A riprova di queste teorie, infatti, sta la
predisposizione del titolo all'uso del joypad: tutti gli attacchi,
inclusi quelli di base, devono essere indirizzati, oltre che caricati,
cosa che se con il controller risulta facile, con la tastiera e il mouse
lo è molto meno.
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