Uno sparatutto “vintage” che mischia stealth, strategia e puzzle.
Le idee possono rivoluzionare il mondo, sono persino in grado di
cambiare in positivo molte situazioni, sovvertendo lo status quo di una
società o di un dato periodo storico. Nel suo piccolo, anche
nell'universo dei videogiochi ci sono state alcune grandi idee, la cui
forza ha portato a cambiare la visione e il modo di concepire, definire,
vivere ed esperire l'intrattenimento elettronico. Questo grazie a game
designer talentuosi e capaci, software house visionarie, e recentemente
anche per merito di piccolissime quanto coraggiose realtà indipendenti.
Il più delle volte, però, esistono dei casi in cui un'idea – in
questo caso un concept - non va di pari passo con la sua realizzazione
pratica. Ciò che viene pensato e studiato su carta, che sembra di per sé
esaltante, non trova la giusta concretizzazione. Signal Ops, frutto del
lavoro del team indipendente Space Bullet Dynamics, è proprio uno di
questi casi. Scopriamo il perché.
La
componente sparatutto è decisamente goffa e lontanissima anni luce
dagli standard attuali. Meglio optare per un approccio stealth, che in
linea teorica dovrebbe rispecchiare la vera natura del titolo. Tuttavia,
anche in questo caso non è tutto rose e fiori: è difficile capire dove
il nostro agente è realmente in grado di nascondersi poiché le zone di
luce ed ombra sono definite in maniera poco chiara
BELLA L'IDEA, MA COME SI TRASFORMA IN UN GIOCO?
Signal Ops è uno sparatutto in prima persona tattico con meccaniche
stealth e qualche spruzzatina di puzzle game. Il giocatore veste i panni
di un comandante di operazioni militari top secret per un'agenzia non
meglio precisata, e ha il compito di impartire gli ordini ad alcuni
agenti sul campo, fino ad un massimo di quattro. Le missioni sono di
svariate tipologie e comprendono assassinii, schermaglie all'aperto o
azioni furtive. La gestione del team viene veicolata attraverso un
sistema multischermo molto particolare, che si rivela essere un'arma a
doppio taglio nell'economia della giocabilità di Signal Ops: se da un
lato permette al giocatore di vedere attraverso gli occhi di tutti gli
agenti, offrendo una visione di gioco periferica, dall'altro lato il
tenere sott'occhio tanti display - per giunta anche piuttosto piccoli -
risulta troppo caotico e macchinoso, e il più delle volte al limite
dell'ingiocabile.
Per impartire gli ordini ai propri compagni esistono due vie: come
già anticipato, è possibile prendere il controllo diretto di qualsiasi
agente, semplicemente passando da un display all'altro con la pressione
di un tasto, oppure dare indicazioni ad un compagno che si trova nel
campo visivo (limitato dalla radiotrasmittente, come vedremo nel
prossimo paragrafo) di un agente di cui il giocatore sta vestendo i
panni. Purtroppo anche questa seconda opzione ha mostrato diverse
imprecisioni e, nonostante siano presenti varie indicazioni da dare, è
risultato davvero arduo riuscire a farle compiere al proprio compagno.
A nostro modo di vedere, adottare una visuale in prima persona per un
tipo di gameplay tanto sofisticato e strategico è stato un grossolano
errore. Avrebbe avuto molto più senso inserire anche una prospettiva a
volo d'uccello, rendendo la vita al giocatore molto più facile
QUESTA STRANA STORIA DELLA TRASMISSIONE RADIO L'elemento più discutibile, e che sicuramente annoierà moltissimi
videogiocatori, è che i membri del team possono comunicare fra loro
solamente all'interno di un raggio d'azione definito dalla portata di un
trasmettitore radio - evidenziato da una linea verde tratteggiata -
oltre il quale gli schermi diventano inesorabilmente grigi. Il problema è
che il trasmettitore perde d'intensità a meno che non lo si colleghi ad
una fonte di alimentazione. Quindi è necessario tenere sempre d'occhio
tutte le fonti di energia disponibili sulla mappa e, a seconda dei
propri spostamenti, collegarci il trasmettitore; ovviamente il tutto va
fatto tenendo sempre presente che gli altri membri del team devono
sempre trovarsi all'interno dell'area circolare coperta dal segnale. Pur
contribuendo a rendere l'esperienza di gioco maggiormente difficoltosa e
profonda, questa della comunicazione via radio è una meccanica che si
rivelerà già dopo poco minuti di gioco frustrante e molto “pasticciona”
e, vista la sua inevitabile invadenza nello svilupparsi delle missioni,
tende a mettere in secondo piano tutto il resto.
Dal punto di vista estetico, Signal Ops è davvero strambo, per non
dire grottesco: scelte cromatiche tanto sgargianti e surreali fanno
sembrare i livelli di gioco colorati ad acquarello, mentre la
modellazione poligonale, minimalista e cubettosa, strizza volutamente
l'occhio ai primissimi giochi 3D di inizio anni 80. Nel complesso,
dunque, la direzione artistica risulta interessante e molto originale,
probabilmente l'unico aspetto di Signal Ops in cui il concept ha
pienamente incontrato il prodotto finale. Anche il doppiaggio, seppur
piuttosto scolastico e poco attoriale, è capace di strappare più di un
sorriso, grazie ad alcune battute divertenti. Attenzione: il gioco è
localizzato solamente in lingua inglese, quindi sconsigliamo
assolutamente l'acquisto a chi non avesse particolare dimestichezza con
l'idioma anglofono.
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