Dopo una prima avventura complessivamente più che discreta e un
secondo episodio non privo di evidente lacune, la saga di Lost Planet si
appresta a tornare su PC, PS3 e Xbox 360 con un nuovo capitolo
ambientato ancora una volta sul pianeta E.D.N III. Complice un salto nel
passato di alcune decine di anni, i nuovi sviluppatori (Spark
Unlimited, che ha “ereditato” la serie da un team interno Capcom) ci
porteranno in un’epoca in cui la colonizzazione di E.D.N III da parte
della NEVEC era ancora in fase embrionale e in cui i pochi ricercatori
presenti sul pianeta dovevano confrontarsi con la “popolazione locale”, i
temibili Akrid. Nel corso di un recente evento organizzato da Halifax
nella sua sede milanese abbiamo avuto modo di provare le prime fasi di
gioco, di affrontare un paio di sfide multigiocatore e, accompagnati da
Andrew Szymanski (producer di Lost Planet 3), di vedere alcune
meccaniche legate alle fasi di trivellazione e di recupero dei
materiali.
UN SALTO NEL PASSATO
La vita su E.D.N III non è certo semplice. Il pianeta, che racchiude
nel sottosuolo le risorse energetiche necessarie a garantire la
sopravvivenza della terra, è infatti un luogo tanto pericoloso quanto
inospitale. Se le temperature polari non fossero un ostacolo
sufficiente, i colonizzatori inviati dalla Neo-Venus Construction devono
infatti difendersi dagli attacchi di creature tutt’altro che
amichevoli. Accettare un posto di lavoro su E.D.N III è quindi piuttosto
pericoloso, ma le condizioni economiche decisamente vantaggiosi hanno
spinto un manipolo di coraggiosi a correre ogni tipo di rischio e ad
avventurarsi in queste lande desolate; appartiene ovviamente a questo
gruppo Jim Peyton, il personaggio che avremo modo di controllare nel
corso di Lost Planet 3 e che nelle fasi iniziali di gioco (quelle da noi
provate nel corso della sessione di hands on) giungerà sul pianeta e
farà immediatamente conoscenza con i suoi compagni di lavoro e con
alcune tra le insidie presenti.
Nelle
fasi di trivellazione è necessario difendere il RIG dagli assalti degli
Akrid fino a quando non si è recuperata tutta l’energia presente
I primi minuti di gioco non serviranno solamente per introdurre i
personaggi principali e per fornire gli spunti narrativi che si
svilupperanno con il progredire delle missioni, ma permetteranno di
entrare rapidamente in contatto con tutte le meccaniche base relative al
controllo di Jim Peyton e del suo Rig, un gigantesco robot utilizzabile
sia per difendersi dagli attacchi nemici che per la trivellazione del
sottosuolo. Le sequenze a piedi hanno messo in mostra dinamiche tipiche
degli sparatutto in terza persona, con missioni dall’andamento piuttosto
lineare (non sappiamo se nelle fasi avanzate sarà disponibile una
maggiore libertà di manovra) e strutturate su sequenze di attacchi
nemici che accompagnano l’avanzamento verso l’obiettivo. Piuttosto
canonico anche il sistema di controllo che non sembra presentare
soluzioni che discostino Lost Planet 3 dai classici del genere, mentre
per giudicare l’arsenale disponibile dovremo attendere di avventurarci
in porzioni più avanzate del gioco; nelle fasi iniziali le armi nelle
nostre mani si limitavano infatti a un fucile e a degli ordigni
esplosivi, ma è facile immaginare che i crediti duramente guadagnati
durante le missioni saranno spendibili per incrementare in maniera
considerevole il nostro potenziale esplosivo.
Se le fasi a piedi sono caratterizzate da una discreta velocità e
frenesia, il ritmo di gioco subisce un brusco rallentamento una volta a
bordo del RIG. Questo bestione metallico ha lo svantaggio di muoversi
con notevole lentezza, ma è dotato di una corazza difensiva molto
resistente che permette di ridurre i rischi durante gli spostamenti. Il
potenziale offensivo del RIG è piuttosto ridotto trattandosi prettamente
di un mezzo di lavoro, ma i due bracci meccanici equipaggiati con una
trivella e un gancio sono comunque in grado di causare una buona dose di
danni ai nemici, soprattutto a quello meno potenti. Oltre a essere
utile per gli spostamenti, il RIG sarà protagonista di una alcune
missioni secondarie, denominate “platform mode”, in cui si trasformerà
da mezzo di trasporto a vera e propria postazione di trivellazione; per
riuscire a portare a termine queste fasi sarà necessario difendere il
RIG dall’assalto di decine di Akrid per il tempo necessario per
completare la raccolta di energia, con la possibilità di riparare i
danni subiti mediante un semplice minigioco basato sul movimento delle
due levette direzionali.
Oltre
a differenti set di armi e di abilità, nella modalità multigiocatore è
disponibile un rampino che permette di muoversi rapidamente nell’area
di gioco
COMBATTIMENTI A SQUADRE
Portata a termine la missione single player ci siamo avventurati in
due sfide multigiocatore a squadre, entrambe per team composti da cinque
giocatori. La prima modalità provata vedeva due squadre impegnate a
raggiungere obiettivi contrapposti: da un lato un team doveva scortare
una trivella (con la possibilità di ripararla in caso di danni) fino a
un punto prestabilito della mappa, mentre il secondo team aveva
l’obiettivo di fermarli. L’area di gioco era di dimensioni discrete
anche se, visto il compito da portare a termine, la maggior parte
dell’azione si è svolta nei pressi della trivella. Più contenuta come
dimensioni la mappa in cui abbiamo affrontato la seconda modalità, una
variante del classico “cattura la bandiera” in cui l’oggetto da portare
alla propria base era in possesso di un gigantesca creatura aliena; ogni
turno di gioco era quindi strutturato in due diversi momenti, un primo
in cui entrambe le squadre erano impegnate nell’eliminazione del mostro
in questione e un secondo in cui la “bandiera” doveva essere portata
alla propria base.
Frenetiche e complessivamente divertenti, queste due partite ci hanno
permesso di mettere mano su una porzione piuttosto corposa
dell’arsenale di gioco; pur non avendo avuto modo di vedere quale sarà
l’impatto del sistema di evoluzione del personaggio, abbiamo potuto
utilizzare differenti set di armi che comprendevano fucili di
precisione, mitragliatrici e armi a impulsi, oltre ad abilità speciali
che permettevano, ad esempio, di posizionare delle torrette di supporto.
Interessante la possibilità di utilizzare un rampino per spostarsi tra i
vari dislivelli presenti, così come è degna di menzione la presenza di
mech (utilizzabili liberamente da entrambe le squadre) dall’elevato
potenziale distruttivo.
Il
RIG è un mezzo di lavoro piuttosto pesante. Le sequenze al suo interno
sono caratterizzate da un ritmo di gioco decisamente lento
UN PIANETA PERDUTO?
Il primo contatto con Lost Planet 3 ci ha permesso di avere un’idea
globale di quanto avrà da offrire il nuovo nato di casa Capcom, anche se
restano ancora numerosi dubbi relativi tanto alla campagna single
player che alla componente multigiocatore. L’impressione ricavata fino
ad ora è che l’avventura di Jim Peyton presenti soluzioni stilistiche
piuttosto canoniche, per quanto complessivamente godibili, ma per
valutare il lavoro dei ragazzi di Spark Unlimited dovremo attendere di
mettere le mani su una versione che ci permetta una sessione di hands on
più ampia e che tocchi ogni aspetto di gioco, dai semplici
combattimenti fino alle fasi di customizzazione del personaggio.
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