Oltre i confini del rally
La potenza dell’EGO Engine al servizio dell’anima arcade di DiRT.
I più distratti potrebbero pensare di avere di fronte
un’anteprima di DiRT 4, ma Showdown è tutto fuorché l’ennesimo,
prevedibile (e comunque attesissimo) capitolo della saga rallystica di
Codemasters. Eseguita una brusca derapata creativa, DiRT: Showdown scoda
verso l’arcade puro, con una scelta destinata inevitabilmente a far
storcere il naso a molti, ma che in definitiva non danneggia il buon
nome della serie, limitandosi a esaltare una delle sue due anime.
La svolta arcade, va detto per tranquillizzare i più diffidenti, non significa che il titolo sia di profilo minore: al contrario, sin dai primi menu di gioco, Showdown trasmette con forza la sensazione di trovarsi di fronte a un titolo curatissimo e ambizioso, di quelli capaci di stregare letteralmente i patiti di guida al pari dell’evento racing ipersimulativo dell’anno… E infatti le prime schermate delle opzioni di gioco propongono sullo sfondo quello che appare essere un raduno di epiche proporzioni, dove tutti i fan della velocità su quattro ruote si sono ritrovati per vedere qualcosa di inusuale e di spettacolare: una lotta all’ultimo semiasse fra veicoli di qualsiasi genere. Anche la componente sonora, tarata sulle frequenze dello speed metal e dell’hard rock, ma senza disprezzare incursioni nella techno più sfrenata e nella musica elettronica contemporanea, stimola la produzione di adrenalina e mette da subito nel giusto stato d’animo per affrontare un po’ di derapate. Lo stato di lavorazione del codice testato è già piuttosto avanzato, tanto che è stato implementato perfino il doppiaggio in italiano del commentatore, sorprendentemente graffiante e pertinente quanto basta.
DIMMI COME GUIDI E TI DIRÒ CHI SEI
Dovendone tracciare un albero genealogico, DiRT Showdown risulterebbe probabilmente imparentato alla lontana con gli eventi Gymkhana introdotti, con grande successo di pubblico, in DiRT 3. Diciamo “alla lontana” perché da quel punto di partenza, Codemasters ha sviluppato una dimensione di gameplay del tutto autonoma, incentrata su un modello di guida molto più permissivo che in passato e introducendo una carneficina di lamiere e copertoni fatta di scontri devastanti, mostruosi incidenti e drifting estremo. Siamo certi che più d'uno tra voi ricorderà i due Destruction Derby (Psygnosis, PSone); ebbene, DiRT Showdown rappresenterà quanto di più vicino ci possa essere attualmente allo spirito di questi titoloni arcade d’altri tempi. A ben vedere, dunque, questo nuovo DiRT ha un progenitore comune con il recente Ridge Racer: Unbounded, ma rispetto al “nuovo corso” della serie Namco Bandai si piazza su una corsia di marcia ben distinta, risultando un’alternativa interessante.
Le varie modalità di gioco proposte vi metteranno alla guida di veri e
propri scassoni da combattimento, ma questo non vuol dire che non
guiderete più macchine dalla carrozzeria tirata a lucido, possibilmente
arricchita da fenomenali livree. Il parco macchine appare vasto ed
eterogeneo, proponendo estreme elaborazioni di muscle cars, spettacolari
vetture da drifting (fra le quali spicca la rinomata Ford Fiesta da
650CV di Ken Block), e terrificanti intrecci di roll-bar concepiti solo
per picchiare duro. In Showdown il bello sarà proprio potenziare
gradualmente, di gara in gara, il proprio rottame preferito,
agghindandolo per le feste con la livrea più tamarra disponibile e
facendolo diventare un letale lottatore di Sumo su quattro ruote. Il
riferimento alla nobile arte nipponica dello spintonarsi, peraltro, non è
casuale: fra gli eventi proposti spicca infatti il Knock Out, ovvero
una competizione tutti contro tutti durante la quale i piloti saranno
posizionati su un’arena sopraelevata, con l’obiettivo di buttare giù
dalla pista ottagonale gli altri veicoli per guadagnare punti. I soldi
guadagnati vincendo ogni tipologia di evento potranno essere investiti
per migliorare Potenza, Forza e Guidabilità delle vetture nel vostro
garage.
La svolta arcade, va detto per tranquillizzare i più diffidenti, non significa che il titolo sia di profilo minore: al contrario, sin dai primi menu di gioco, Showdown trasmette con forza la sensazione di trovarsi di fronte a un titolo curatissimo e ambizioso, di quelli capaci di stregare letteralmente i patiti di guida al pari dell’evento racing ipersimulativo dell’anno… E infatti le prime schermate delle opzioni di gioco propongono sullo sfondo quello che appare essere un raduno di epiche proporzioni, dove tutti i fan della velocità su quattro ruote si sono ritrovati per vedere qualcosa di inusuale e di spettacolare: una lotta all’ultimo semiasse fra veicoli di qualsiasi genere. Anche la componente sonora, tarata sulle frequenze dello speed metal e dell’hard rock, ma senza disprezzare incursioni nella techno più sfrenata e nella musica elettronica contemporanea, stimola la produzione di adrenalina e mette da subito nel giusto stato d’animo per affrontare un po’ di derapate. Lo stato di lavorazione del codice testato è già piuttosto avanzato, tanto che è stato implementato perfino il doppiaggio in italiano del commentatore, sorprendentemente graffiante e pertinente quanto basta.
DIMMI COME GUIDI E TI DIRÒ CHI SEI
Dovendone tracciare un albero genealogico, DiRT Showdown risulterebbe probabilmente imparentato alla lontana con gli eventi Gymkhana introdotti, con grande successo di pubblico, in DiRT 3. Diciamo “alla lontana” perché da quel punto di partenza, Codemasters ha sviluppato una dimensione di gameplay del tutto autonoma, incentrata su un modello di guida molto più permissivo che in passato e introducendo una carneficina di lamiere e copertoni fatta di scontri devastanti, mostruosi incidenti e drifting estremo. Siamo certi che più d'uno tra voi ricorderà i due Destruction Derby (Psygnosis, PSone); ebbene, DiRT Showdown rappresenterà quanto di più vicino ci possa essere attualmente allo spirito di questi titoloni arcade d’altri tempi. A ben vedere, dunque, questo nuovo DiRT ha un progenitore comune con il recente Ridge Racer: Unbounded, ma rispetto al “nuovo corso” della serie Namco Bandai si piazza su una corsia di marcia ben distinta, risultando un’alternativa interessante.
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