L.A. Noire
ps3, x360
- - Una rivoluzione tecnologica e strutturale
- Gameplay investigativo perfettamente riuscito
- Sceneggiatura di eccezionale qualità
- Tecnicamente ottimo
- - Non adatto ai giocatori più orientati all'action
- Missioni secondarie poco stimolanti
Andrea "andymonza" Porta - del 17/05/2011
Sin dal suo annuncio, risalente al lontano 2004, L.A. Noire ha raccolto molte attenzioni intorno a sé, configurandosi ben presto come un progetto in grado di scuotere le fondamenta del media videoludico: un ricco cast di attori in carne ed ossa, una Los Angeles di fine anni ’40 riprodotta fedelmente, un gameplay investigativo rivoluzionario, la firma di Rockstar a garanzia della qualità della lavorazione. Abbastanza per mandare in fibrillazione il pubblico e generare l’immancabile cortina di hype. Eppure l’innovazione, si sa, è un’arma a doppio taglio e la stessa Rockstar sembra esserne al corrente, avendo comunque eletto a sua bandiera una formula di gameplay - ovvero il free roaming alla Grand Theft Auto - sfruttata in ogni sua possibile declinazione. Per quanto la “grande R” abbia partecipato attivamente allo sviluppo targato Team Bondi (soprattutto negli ultimi mesi di lavorazione), L.A. Noire prende decisamente – e coraggiosamente - le distanze da quella formula di successo, proponendo una struttura nettamente lineare, necessaria per supportare adeguatamente una componente narrativa predominante: il risultato è un prodotto che esula dai clichè di genere che caratterizzano il media del videogame, proponendo una vera e propria rivoluzione, tecnologica in primis, ma anche contenutistica e strutturale. Un’arma a doppio taglio dicevamo, e non a caso: se infatti le promesse sono mantenute e le aspettative addirittura superate, le peculiarità di L.A. Noire ne fanno un titolo il cui pieno godimento è strettamente legato alla comprensione della sua struttura narrativa e di gameplay, e ad una fruizione “episodica”. In sostanza, un capolavoro, un importantissimo nuovo scalino nell’evoluzione del videogioco come forma d’intrattenimento, eppure, ironia della sorte, destinato a non piacere a tutti proprio per le sue inedite caratteristiche.
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