martedì 25 settembre 2012

Trofei di FIFA 13

E' disponibile nell'area Trucchi la lista dei trofei di FIFA 13, titolo sviluppato da EA Sports e disponibile dal 28 settembre su Playstation 3, Xbox 360, PC e Playstation Vita.

Trofei di gioco - 49 Trofei totali

Bronzed: Completa con il Bronzo tutte le Skills.

Trolling for Goals: Segna da calcio di punizione dopo essere andato oltre il pallone (finta).

No Goal for You!: Salva un pallone sulla linea.

Lista completa trofei PS3

Data di uscita: 28 Settembre 2012

Il Testamento di Sherlock Holmes - Recensione

Copertina Videogioco
  • Genere:

    Avventura grafica
  • Sviluppatore:

    Focus Home Interactive
  • Data uscita:

    20 settembre 2012
6,5
Voto lettori:
N.P.
Dal 2012 i voti sono assegnati con step di 0.5
  • - Enigmi ostici
    - Trama più che discreta
    - Personaggi carismatici
  • - Salvataggio automatico inesistente
    - Talvolta frustrante
    - Tecnicamente non convince
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Il genere delle avventure grafiche investigative è sicuramente uno di quelli che si ama o si odia, non esistono vie di mezzo. Sono spesso pochi coloro i quali riescono a giungere alla fine del gioco armati di buona volontà, e questi appartengono principalmente alla cerchia di giocatori vecchia scuola che sono cresciuti con prodotti di questo tipo, mentre i neofiti già davanti alle prime difficoltà preferiscono abbandonare il titolo poiché poco immediato. Grazie a un codice review giunto in redazione abbiamo potuto provare con mano Il Testamento di Sherlock Holmes, ultima fatica di Frogwares e Focus Home Interactive che non ha mancato di stupirci, nel bene e nel male.



Elementare, mio caro Watson
La storia si apre in una mansarda con il ritrovamento da parte di tre ragazzini di un vecchio libro che attira la loro attenzione. Questo altro non è che il diario di John H. Watson, assistente del mitico Sherlock Holmes creato dalla mente di Sir Arthur Conan Doyle, in cui ha trascritto tutte le sue riflessioni, sentimenti, paure e stranezze incontrate durante i casi analizzati nella brillante carriera del detective più famoso del mondo. La narrazione avviene dunque tramite una sorta di flashback che ripercorre quanto avvenuto nel quartiere di Whitechapel della Londra del 1898.
Dopo la brillante risoluzione di un caso che ha visto il ritrovamento di una collana samoana data per rubata, Sherlock Holmes viene accusato di aver sostituito il gioiello con un falso prima di restituirlo al legittimo proprietario. Il Globe Explorer, giornale locale, prende subito d'assalto l'investigatore per mezzo di un giornalista freelance che non perde l'occasione di diffamarlo in tutte le maniere possibili, screditando anche il suo operato passato e mettendo in luce stranezze varie per fortificare la propria tesi. Le autorità di Scotland Yard si catapultano subito nell'ufficio di Holmes per chiedere delucidazioni, ma questi non pare particolarmente scosso dall'accaduto, anzi, liquida con poche parole l'ispettore Baynes e si precipita subito su un altro luogo del delitto, noncurante delle accuse che gravano su di lui. Lo svolgimento della storia e dell'implicazione di Holmes nel furto della collana si dipanerà in un'avvincente trama e imprevisti colpi di scena, il tutto condito e riportato accuratamente da Watson, acuto osservatore che, come già accennato, rifletterà sugli avvenimenti e non mancherà talvolta di mostrare ammirazione e al contempo timore verso il proprio compagno di indagine, sia per la sua sfrontatezza e coraggio sia per il comportamento ambiguo più volte assunto.

Un nuovo modo di intendere il sapere
Come già osservato nella nostra recente anteprima, il gameplay del titolo ci vede prendere controllo di Sherlock Holmes e del dottor Watson durante l'analisi delle scene del delitto. Potremo utilizzare sia la telecamera in prima persona sia quella in terza persona, anche se, in quest'ultimo caso, il movimento risulta particolarmente difficile poiché caratterizzato da animazioni e meccaniche davvero molto legnose che vi faranno subito prediligere il primo tipo di visuale offerta.
Gli ambienti presenti sono esplorabili liberamente, e si possono analizzare gli elementi lì presenti così da poter raccogliere importanti informazioni da utilizzare per giungere a una conclusione e sapere dove andare a parare successivamente. Oltre a ciò, il titolo offre degli enigmi da risolvere talvolta molto ardui, che metteranno sicuramente a dura prova gli amanti del genere, mentre i meno avvezzi si troveranno spesso spiazzati e pervasi da un sentimento di acuta frustrazione, anche perché il sistema di aiuti presente nel titolo non sempre si rivela utile. A tal proposito, attivandolo siamo stati più volte condotti verso porte che conducevano a zone totalmente inaccessibili e non utili alla risoluzione del caso o a oggetti precedentemente analizzati e ormai superflui.
Una volta acquisite le informazioni richieste dal menu di gioco si potranno fare le deduzioni necessarie scegliendo liberamente tra delle varianti offerte dal sistema che porteranno a conclusioni multiple, delle quali però solamente una sarà quella corretta. Per poter riuscire al meglio occorrerà seguire con molta attenzione i dialoghi e carpire quante più informazioni possibili onde evitare un incedere a tentoni, cosa che comunque potrà facilmente capitare dato che alcune volte potreste rimanere totalmente imbambolati in una sezione di gioco e obbligati a procedere a casaccio finché non giungerete ad una via risolutiva. Questo perché, a differenza della produzione targata Team Bondi, non sarà possibile sbagliare o condannare la persona errata. Nonostante tutto, però, riuscire a trovare il vero colpevole o scoprire dettagli riguardo i fatti in esame dopo svariate peripezie riesce a regalare un senso di appagamento e soddisfazione che sicuramente spingono a procedere. Ricordatevi però di salvare: come riportato già nella primissima schermata di gioco, il titolo non dispone di una funzione di autosalvataggio e occorrerà abituarsi sin da subito a effettuare la procedura almeno ogni ora, così da scongiurare uscite sbadate specialmente dopo aver superato una sezione particolarmente complessa e dispendiosa in termini di tempo.
Ognuno dei due personaggi giocherà un ruolo chiave se controllato dal giocatore, ma quando verranno guidati dalla CPU vi assicuriamo che la loro utilità sarà pari a quella del maggiordomo di Lara Croft nei vecchi Tomb Raider: Ci seguiranno come amebe senza agire o rendersi utili in alcun modo, proferendo sempre le stesse frasi e bloccandosi talvolta in angoli dello scenario o continuando a camminare a vuoto impedendoci sovente il passaggio da porte o stretti corridoi.



Metodo assiomatico e concetti primitivi
Se da una parte troviamo una buona trama che, come già detto, offrirà alcuni colpi di scena, dall'altra riscontriamo un comparto tecnico realizzato in maniera superficiale. La modellazione poligonale dei protagonisti e degli altri personaggi principali è ben curata, mentre non si può dire lo stesso per alcuni elementi dello scenario. L'aliasing è piuttosto ridotto, ma non si possono non citare i frequenti cali di frame rate riscontrabili già tramite il semplice movimento della telecamera, con picchi di 60 FPS e minimi che scendono sotto la soglia accettabile dei 24/30 FPS. Data oltretutto la qualità complessiva piuttosto scadente delle texture non riusciamo a spiegarci come l'engine proprietario non sappia reggere tale carico di lavoro. La pulizia grafica negli scenari è infine poco curata: basta guardare il cielo in sezioni all'aperto per rendersi conto della presenza di artefatti grafici ed effetti luminosi realizzati in una pessima maniera.
Il doppiaggio in inglese è di buona fattura, così come la traduzione in italiano nei sottotitoli, e nonostante il labiale sia basato sul dialogo in lingua francese non abbiamo notato particolari episodi di mancata sincronia audio/video. Segnaliamo in ultima istanza, oltre al già citato mancato autosave, l'impossibilità di muoversi nei menu iniziali di gioco mediante le frecce del d-pad.

domenica 23 settembre 2012

Borderlands 2

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L’aggettivo più adeguato per il primo Borderlands è di certo “esplosivo”. Al momento della sua uscita pochi si aspettavano grosse vendite, tanto che alcuni noti economisti del web lo diedero per spacciato, convinti che il lavoro di Gearbox non avesse alcuna possibilità contro nomi di richiamo e FPS più commerciali. Dovettero ben presto ricredersi tutti: gli sviluppatori erano riusciti a inserire un sistema di loot alla Diablo in un titolo in prima persona longevo e divertente, capace di vendere milioni di copie e di guadagnarsi una community affiatata in pochi mesi. Dopo un tale boom un sequel era d’obbligo, e infatti la casa si mise quasi subito all’opera su Borderlands 2, promettendo un gioco più grosso, più divertente, più fico, e con molte, moltissime più armi, per la goduria di tutti gli aspiranti cacciatori della cripta. Sono passati tre anni da allora. Il team di Gearbox avrà mantenuto tutte le promesse fatte, oppure è stato solo un fuoco di paglia?


Pandora rewritten
La narrativa era un aspetto di Borderlands che meritava di essere ritoccato a dovere. L’umorismo non mancava e nemmeno i personaggi carismatici, ma la storia era ridotta all’osso e non rendeva giustizia al mondo di Pandora. Nel seguito le cose sono cambiate: voi impersonerete uno tra quattro nuovi cacciatori della cripta, cinque anni dopo la conclusione della passata avventura. Pandora ha cambiato completamente faccia ed è ora sotto il dominio della Hyperion Corporation e di un individuo chiamato Jack il Bello, che si è preso il merito dell’apertura della cripta e controlla il pianeta con il pugno di ferro, aiutato da un’enorme base lunare reminiscente della Morte Nera. Jack convoca il gruppo di eroi con la scusa di una seconda misteriosa cripta da aprire, ma invece di assoldarli cerca di ucciderli facendo deragliare il treno su cui si trovano, per eliminare la concorrenza e impadronirsi dei contenuti del sito alieno. Sopravvissuti allo schianto, il vostro compito sarà scoprire i piani di Jack, toglierlo di mezzo e magari svelare anche cosa nasconde la cripta appena spuntata.
Potrà sembrare una premessa semplice quanto quella del predecessore, ma la trama in Borderlands 2 non va sottovalutata. Tutto merito di Anthony Burch, quasi sconosciuto nel bel paese ma noto tra gli internauti per il suo passato da opinionista e giornalista videoludico, al suo primo progetto come lead writer. Grazie all’operato del buon Burch il gioco pullula di dialoghi brillanti e riesce a mantenere un degno equilibrio tra battute demenziali e momenti dal forte impatto emotivo, risultato tutt'altro che facile da ottenere. Incontrerete molte facce note durante il vostro girovagare, e imparerete a conoscere personaggi la cui personalità era appena accennata in Borderlands. La ciliegina sulla torta è proprio Jack il Bello, cattivo che inizialmente sembra goffo e poco minaccioso, ma si rivela ben presto essere uno dei più giganteschi bastardi della storia videoludica. L’evoluzione è notevole, e aumenta non poco l’immersività dell'opera di Gearbox.


Stavolta le armi sono davvero abbastanza
Borderlands 2 mantiene la stessa formula che tanto ha fatto amare il capitolo uno. Fondamentalmente si tratta di un FPS con forti elementi GDR, che vi vedrà sterminare orde infinite di nemici e migliorare il vostro personaggio a forza di punti esperienza e nuovi strumenti di morte. Il feeling delle armi può sembrare inizialmente molto più approssimativo del normale, a causa del forte rinculo dopo ogni sparo e della scarsa precisione delle bocche da fuoco, ma è dovuto al fatto che il gameplay si evolve basandosi sulle statistiche del giocatore e pertanto costringe a trovare armi decenti e a migliorare le proprie qualità prima di poter piazzare headshot e colpi critici con costanza. Non è un’operazione che richiede molto tempo, in verità, poiché il gioco contiene un quantitativo disumano di armi, qualcosa di mai visto prima d’ora. Le combinazioni sono un fantastilione, e vi porteranno a cambiare equipaggiamento ogni 10 minuti visti i drop costanti dai nemici morti. Non solo, i vari giocattolini sono finemente caratterizzati e farete davvero fatica a trovare dei doppioni, anche in virtù di un complesso sistema di danni elementali e di rarità dei ritrovamenti che, unito a molteplici forme delle rose dei proiettili, ai tempi di ricarica, alla frequenza di fuoco e a tutta una serie di altre qualità, rende ogni scelta unica e spassosissima. Molto diversificato è anche lo sviluppo del proprio alter ego, diviso in tre rami e alquanto intuitivo.
I cacciatori della cripta disponibili sono, come detto prima, quattro: Maya la Siren, Salvador il Gunzerker, Axton il Commando e Zero il numer… ahem, l’assassino. Ognuno è dotato di una specifica abilità di combattimento, che si sviluppa insieme al personaggio e può venir sfruttata e perfezionata in molteplici modi. Gli alberi delle skill sono migliorati rispetto a quanto visto in Borderlands. Non ci vuole molto a capire come buildare il proprio eroe, e i tanti talenti hanno delle sinergie evidentissime.
Un ulteriore elemento complesso nell’anima GDR del titolo sono i “punti duro”, speciali punti statistica che vengono guadagnati completando una lunga serie di achievements. Spendendoli si ottengono miglioramenti percentuali alle qualità, che non riguardano il singolo personaggio, bensì il giocatore, e si mantengono su qualunque combattente decida di creare. Un modo furbo per mantenere elevata la volontà di potenziarsi una volta raggiunto il level cap.


Revive please
Tutte le armi e le abilità della creatura di Gearbox sarebbero inutili senza nemici degni su cui utilizzarle. Fortunatamente Borderlands 2 vanta un'infinità di cattivoni, non al livello del numero di armi disponibili, ma comunque di molto superiori rispetto a qualunque altro gioco del genere. Ci sono miriadi di avversari, che spaziano da insettoidi in grado di evolversi se danneggiati abbastanza, a pericolosissimi robot, passando per banditi e pazzi maniaci. Ogni categoria contiene diversi sottotipi di nemici, a loro volta spesso caratterizzati da un’affinità con un elemento, o dal terribile status di “duro”, che li rende estremamente più resistenti e dannosi del normale. E’ veramente un esercito di antagonisti invidiabile, che basterebbe da solo a mantenere fresco il gameplay, ma è ulteriormente nobilitato da numerose e spettacolari boss fight, sparse per la campagna principale.
Fantastico, ma non tutto fila liscio come dovrebbe. La difficoltà di Borderlands 2 difatti non è calcolata con la stessa finezza con cui sono stati curati gli altri aspetti del prodotto, e spesso ci si trova davanti a situazioni chiaramente pensate per più giocatori, che possono risultare frustranti. La presenza di una meccanica “second wind” (che permette di tornare in vita eliminando un avversario prima di perire) facilita di molto gli scontri concitati, ma capita comunque spesso di lasciarci le penne senza capire bene come, a causa di esplosioni, granate lanciate di soppiatto, o mazzate terrificanti provenienti da angoli morti. La situazione risulta particolarmente evidente proprio durante le boss fight, a volte brutalmente punitive se in mancanza di armi elementali utili al compito. In molti casi gli sviluppatori sembrano però aver inserito delle “zone sicure” o delle strategie efficaci per eliminare i nemici più pericolosi, quasi a voler dire al giocatore: “se non ce la fai con il piombo, usa il cervello”. Sia chiaro, l’esperienza non è certo impossibile da completare, e una volta migliorati a dovere si diventa in grado di cavarsela davanti a ogni genere di pericolo, ma le morti casuali possono comunque risultare frustranti per i meno navigati.
Considerando l’elevato livello di sfida, Pandora è un mondo che è meglio esplorare in compagnia. Borderlands 2 in questo campo ha fatto passi da gigante, con un’interfaccia molto più chiara e facile da utilizzare per giocare con amici e non. Si può rendere pubblica la propria campagna, oppure affidarsi al matchmaking per entrare in una partita casuale. Anche invitare i propri amici è una passeggiata. Una volta connessi, li vedrete comodamente elencati nella schermata iniziale e sarete in grado di convocarli in qualunque momento nel vostro game.
Le partite in gruppo sono ancora il modo migliore per godersi Borderlands 2, a patto di ricordarsi una semplice regola: i nemici scalano a seconda del livello della squadra, ma i giocatori non lo fanno, quindi evitate di gruppare con amici estremamente più deboli di voi, o li vedrete massacrare senza possibilità alcuna di scampo. L’unico motivo che può spingere a giocare con un compagno inferiore di 10/20 livelli è la volontà di farlo rafforzare rapidamente, visto che l’esperienza si divide equamente, e le quest avanzate offrono un sacco di punti XP. Tenete anche a mente che il loot non è diviso, e che quindi potreste assistere a fastidiose “ninjate” giocando con compagni casuali. C’è un sistema di duelli per il loot molto carino nel gioco, ma non basterà ad arginare fenomeni di questo tipo in futuro.


It’s a badass world
Anche il mondo di Pandora è andato incontro a una crescita notevole in Borderlands 2. l’ambientazione è nettamente più estesa e variegata rispetto a quella del precedente capitolo, con molte zone principali navigabili con l’ausilio dell’immancabile Catch a Ride, che permette di generare un comodo Runner biposto o una camionetta per quattro giocatori armate fino ai denti. Non mancano neppure zone secondarie al chiuso, e la solita miriade di quest che vi terrà impegnati per giorni. Il gioco è tranquillamente completabile in una ventina di ore se deciderete di saltare gran parte delle quest secondarie, ma i fan del completamento ce ne metteranno più realisticamente una quarantina a completare il tutto, senza contare poi la possibilità di affrontare un “new game +” con nemici più poderosi e loot incrementato.
Tecnicamente il balzo in avanti è della stessa qualità, e vi troverete di fronte ad ambientazioni ispirate e coloratissime, ricche di dettagli e piacevoli da esplorare. Lo stile cartoonesco e stilizzato del gioco funziona alla grande, e ha permesso agli artisti di Gearbox di sbizzarrirsi nella caratterizzazione di nemici e npc, dotati di grande personalità. Un lavoro eccezionale in particolare è stato fatto per le armi, tutte estremamente peculiari, esagerate e belle da vedere.
Tanta bontà non arriva tuttavia senza cali di gusto di tipo tecnico. Gli sviluppatori non sono riusciti ad aggirare i soliti problemi dell’Unreal Engine 3, nonostante le modifiche sostanziali al motore grafico, e noterete continui caricamenti delle texture, sia all’entrata di ogni area che in forma minore durante l’apertura delle casse del loot. I parecchi bug visivi non aiutano, e non sarà raro vedere cadaveri di nemici fluttuare nell’aria o modelli 3D fondersi con i muri. Grazie al cielo abbiamo notato pochi glitch legati all’avanzamento. Solo una volta un boss si è “incartato” in aria, impedendoci di continuare, ma è bastato ricaricare la partita perché il sistema a checkpoint del gioco ristabilisse tutto. Sono rozzerie che si potevano evitare, ma non bastano a rovinare un’esperienza dannatamente spassosa e ricca di contenuti. Grandioso infine il sonoro, con doppiaggi fantastici e una soundtrack azzeccatissima. Che si ascolti in italiano o in inglese Borderlands 2 è un piacere per l'udito, anche se i doppiatori originali staccano molti dei nostri di qualche lunghezza. Molti ma non tutti comunque, perché alcune interpretazioni nostrane sono superlative, Jack il Bello su tutte.

Gundam Breaker - Anteprima

Copertina Videogioco
  • Sviluppatore:

    Namco Bandai
  • Distributore:

    Namco Bandai
  • Data uscita:

    TBA
ASPETTATIVE
- Gundam è un brand di sicuro fascino e richiamo
- Possibilità di fare letteralmente a pezzi i mech
- Gli amanti dei Gunpla lo adoreranno
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Il marchio di Gundam vanta ormai 33 anni di successi, che cominciarono dalla sua prima apparizione nel 1979 quando andò in onda sulle reti televisive giapponesi la serie Mobile Suit. Caratterizzato dall'inconfondibile genere "mecha", che nella lingua giapponese si riferisce al fantascientifico/robotico, le macchine da guerra volte alla difesa del mondo sono giunte ovunque, in televisione, al cinema e anche nelle console. Sono stati svariati infatti, i titoli che fino ad oggi sono usciti l'uno dopo l'altro: proprio nella giornata di ieri, un ultimo colpo dei robottoni è stato messo a segno da Namco Bandai, quando Hirofumi Inagaki ha annunciato un nuovo titolo per PS3 e PSVita. Attualmente, ma a quanto pare non si sa se sia il nome definitivo, il progetto è stato denominato Gundam Breaker, viste alcune caratteristiche che hanno fatto brillare gli occhi di moltissimi fans.



Dei robot... di plastica!
Il motivo principale della scelta di questo nome per il gioco in questione è legato a doppio filo a un'innovazione lampante: come mostrato in alcune immagini, in cui il braccio di un MS veniva spazzato via da un colpo, i danni subiti o inflitti saranno resi in maniera molto più realistica di come abbiamo avuto modo di vedere fino ad ora. Avremmo anche gradito il sostantivo "hakai" (破壊), che in giapponese sta per "distruzione", ma si sa, il pallino dell'inglese tormenta da sempre il popolo nipponico. Ciò che differenzia tuttavia il nuovo titolo Gundam, è la realizzazione dei "Gunpla", le controparti dei robot in plastica e decal, che se le daranno di santa ragione al posto dei MS provenienti dalle serie animate e dalle side-stories. Questo senza dubbio, oltre a migliorare di molto il dettaglio dei poligoni, rendendo la grafica di gioco molto meno squadrata, garantirà un'esperienza totalmente diversa da quelle che abbiamo vissuto precedentemente. Infatti, non soltanto i modelli che andremo ad usare saranno simili a quelli in plastica, ma anche le proporzioni delle grandezze saranno rispettate e riproposte a dovere. Potremo così assistere a memorabili scontri tra un High Grade in scala 1/144 e un Perfect Grade in scala 1/60, o ancora, tra un Master Grade in scala 1/100 e il Real Gundam in scala 1/1. Il tutto ovviamente mantenendo il realismo dovuto, un MS di piccole dimensioni subirà danni molto più ingenti di uno enorme, e così via. A stupirci ancora di più, è stata la possibilità di vedere le battaglie all'interno di diorami già esistenti, come ad esempio la fabbrica di Shizuoka o il Gundam Front Tokyo. Non mancherà di certo la possibilità di utilizzare la nostra inventiva per creare nuovi diorami, dando vita ad epici scontri sempre nuovi e soprattutto diversi da quelli visti e rivisti.



Come affermato dagli sviluppatori, sarà comunque presente una story mode che riprenderà l'opera originale, per cui anche i tradizionalisti verranno accontentati. Niente paura. Per quanto riguarda il gameplay, da quel poco che si è visto ieri, stiamo parlando di una sorta di TPS, con una telecamera non fissa. Ulteriori dettagli sul sistema di combattimento verranno svelati in seguito, e noi restiamo pronti a riportare ogni informazione che trapelerà. Non si è parlato nemmeno di una data d'uscita, ma siamo fiduciosi che Namco Bandai ci possa riservare qualche sorpresina anche prima della fine dell'inverno. Così, come ogni anno dopotutto, il Tokyo Game Show porta sempre una ventata di novità dall'oriente, speriamo solamente che anche Gundam Breaker non faccia parte di quella categoria di videogiochi che partono con entusiasmo e, dopo l'uscita, lasciano dell'amaro in bocca. È presto per parlare, visto che non si è parlato nemmeno di un prezzo di partenza, speriamo solamente sia veramente valido come è apparso la prima volta. Di certo, la possibilità di giocare on-line e magari combattere con altre persone su scenari da noi stessi ideati, sarebbe allettante. Attendiamo novità, in attesa di poter esprimere un giudizio vero è proprio.