Con una nuova campagna dedicata a WrestleMania, torna il wrestling digitale WWE.
di Claudio Magistrelli, pubblicato il
Ridurre il wrestling a due omaccioni nerboruti intenti a menarsi
all'interno di un ring sarebbe limitativo. Osservare due colossi in
mutante che si scambiano pugni e mosse acrobatiche secondo un copione
stabilito di per sé può essere divertente per qualche minuto, ma per
convincere milioni di spettatori a esaltarsi davanti al televisore tutte
le sere per decine di anni ci vuole ben altro.
Un contesto, innanzitutto, in cui immergere i due lottatori, munirli
di un passato e dare un senso alla loro rivalità, trasformando due
estranei che si menano per motivi casuali, in due simboli che si
scontrano per una supremazia di un'idea molto più importante della mera
vittoria tra le corde del quadrato. La capacità del wrestling di
sopravvivere e mutare nel tempo, passando dalle fiere di paese alle
arene stracolme, è in sostanza saldamente legata alla sua abilità di
raccontare storie, alla cui bontà è legato il sempre altalenante
successo.
Il
modello di The Rock, riprodotto anche sulla cover del gioco, è tra
quelli meglio realizzati. Alcune delle incarnazioni di Hogan invece a
tratti spaventano.
LA STORIA AL CENTRO DEL RING
La centralità e l'importanza dello storytelling per la diffusione
della disciplina sono ovviamente ben noti sia alla WWE, la principale
federazione mondiale di wrestling, che a Yuke's, responsabile da un
decennio delle trasposizioni videoludiche delle dicotomiche rivalità che
quasi tutte le sere vanno in scena sui ring della World Wrestling
Entertainment. Dopo un decennio in cui la capacità narrativa del titolo
era limitata a una campagna che prevedeva una rincorsa al titolo di
campione del mondo sostanzialmente identica a prescindere dal lottatore
selezionato, una prima svolta in questa verso una nuova narrazione si è
avuta nell'edizione passata, con l'abbandono di quella formula ormai
stantia in favore di una ricostruzione storica di un periodo
particolarmente florido per la WWE, la cosidetta Attitude Era.
Questo approccio largamente apprezzato ritorna oggi nel nuovo WWE
2K14, il primo realizzato sotto l'ala produttiva di 2K in seguito al
fallimento di THQ, sfruttando il trentennale di Wrestlemania per
ripercorrerne le tappe fondamentali.
Nei
match storici un filtro simula la grana sull'immagine, mentre le
grafiche usate sono esattamente quelle dell'epoca. peccato per gli
spettatori vestiti secondo un look decisamente moderno.
IL WRESTLING VIDEOLUDICO È PREDETERMINATO?
Per chi non lo sapesse, WrestleMania è lo show più importante della
stagione “sportiva” della WWE, il momento della resa dei conti dove le
rivalità più sentite e sanguinarie trovano la loro epica conclusione.
Yuke's ha selezionato tutti i match storicamente match più significativi
che hanno avuto luogo in questa cornice sfidando il giocatore a
riprodurli fedelmente in un'esperienza che trascende i meri confini
della riproduzione sfociando nel meta-refenziale.
A ben pensarci, per loro natura i videogiochi di wrestling non
possono che essere irrealistici, poiché affidano all'abilità del
giocatore le sorti di una contesa il cui risultato dovrebbe essere
predeterminato in partenza. La campagna di WWE 2K14 è invece puro
meta-wrestling videoludico: il risultato è fissato e ineluttabile, pena
fallimento e ripetizione. Ultimate Warrior ha battuto Hulk Hogan e la
storia deve ripetersi seguendo esattamente gli stessi passi, così è
scritto in un copione inciso nella roccia che non si può rinnegare, ma
solo rimettere in scena. L'abilità richiesta al giocatore è quella di
ripetere nel giusto istante la mossa necessaria allo sviluppo del
racconto, anche se spesso per non semplificare eccessivamente le cose
alcune richieste rimangono segretate e debbono essere rivelate eseguendo
un'azione specifica, come ad esempio un tentativo di schienamento, che
deve tuttavia essere dedotta in autonomia.
Forse il singolo istante più noto nella storia di WrestleMania.
UN ULTIMO SFORZO
La modalità 30 Years of Wrestlemania è lo specchio dell'esperienza
maturata sul campo da Yuke's, e al contempo la prova che la serie
necessita un deciso cambio di rotta per proseguire su questi livelli.
Questa modalità che celebra la spettacolare imprevedibilità di una
disciplina che fa paradossalmente della predeterminazione del risultato
il suo perno, riesce a essere anche un testo enciclopedico sulla
disciplina, attraverso le schede che contestualizzano – appunto! –
ciascuno dei match di cui si compone, e un pregevole tutorial
mimetizzato che sfrutta la semplicità degli incontri più datati per
introdurre il giocatore ai comandi più complessi solo nell'esatto
momento in cui ciò si rende necessario.
Non si può sopire tuttavia una ricorrente sensazione di déjà-vù che
si manifesta anche di fronte alle azioni più spettacolari riprodotte
attraverso il ricorso a cut-scene che sfruttano il motore del gioco o
sequenze QTE, in realtà parzialmente dovuto alla natura seriale e
ripetitiva tipica delle soap opera adottata dal prodotto WWE che priva
lo storymode del fattore novità. In aggiunta i modelli dei lottatori
dimostrano i raggiunti limiti del motore di gioco con la loro pelle
posticcia e quelle espressioni stralunate, grottesche e a tratti
mostruose che interrompono inesorabilmente il senso di meraviglia
promesso dalla ricostruzione storica. Rivivere tutta d'un fiato la
storia di WrestleMania fatta di colpi di scena e mosse apparentemente
impossibili resta un'esperienza più che piacevole, anche per chi quella
storia l'ha già vissuta in video, ma al termine si respira aria di fine
di un'epoca, inesorabile con la next-gen alle porte le la necessità di
rivedere lo strumento narrativo per tornare a sorprendere.
Quando parliamo di espressioni innaturali e grottesche ci riferiamo... beh, a questo.
La campagna tuttavia rappresenta solo un piccolo spicchio
dell'immenso potenziale racchiuso del DVD di WWE 2k14. La celebrazione
di WrestleMania prosegue con la modalità The Streak in cui si è chiamati
a indossare le tetre vesti dell'Undertaker e sbarazzarsi di quanti più
avversari possibili, difendendo la propria imbattibilità maturata nel
corso di ventidue edizioni dello show, oppure viceversa provare a essere
il primo sfidante a uscire vincitore nel confronto diretto con il
lottatore proveniente dalla Dead Valley nella cornice di Wrestlemania.
Al di là della soddisfazione personale, la ricompensa per queste fatiche
è un punteggio che tiene conto di diversi fattori, tra cui la varietà
di mosse e il livello di drama generato, da sfoggiare in una leaderboard
online.
UN UNIVERSO MALLEABILE
Dove WWE 2K14 nasconde però gli strumenti per rendere il gioco
virtualmente infinito è la modalità WWE Universe, incrocio tra
gestionale e simulativo ulteriormente ampliato nelle possibilità
rispetto al passato, in cui è possibile prendere in mano le redini dei
diversi show della federazione e occuparsi di ogni più piccolo dettaglio
dall'allestimento delle arene al programma degli incontri, dalle
rivalità tra gli atleti alle difese dei titoli. Immaginate di essere
Vince McMahon, proprietario della WWE, e di avere carta bianca su tutto
quello che riguarda la vostra compagnia: se ciascun appassionato di
calcio si ritiene migliore del selezionatore della nazionale, ogni fan
di wrestling pensa di sapere gestire gli show meglio degli scrittori
pagati per farlo, e la modalità WWE Universe consente di dimostrarlo.
Immaginate questo livello di profondità nella modifica e applicatelo a ogni dettaglio, colore dei bordi delle cinture inclusi.
Non bastano doti manageriali però; anche se è possibile simulare il
risultato di ogni incontro la vera sfida impone di scendere sul campo e
sporcarsi le mani impersonando una delle numerose montagne di muscoli al
proprio servizio, oppure una creatura di propria invenzione ottenuta
smanacciando nello spaventoso editor che consente migliaia di
combinazioni, tra cui ovviamente si nascondono anche i pochi grandi
wrestler sfuggiti al roster più ampio che questa serie ricordi.
Una volta sul ring arriva infine il momento di mettere in pratica
quanto imparato finora. Il sistema di combattimento – come ogni altro
aspetto del gioco, in buona sostanza – è diretta evoluzione di quello
dell'anno passato, rifinito nel fulcro, ovvero il sistema di contromosse
ora meno randomico e più legato alle abilità dei wrestler in campo e al
tipo di mossa che si deve controbattere, nonché impreziosito da un
lavoro di rifinitura delle animazioni che rende la transizione tra le
varie fasi dell'incontro decisamente più fluida e credibile. Sempre che
uno dei wresler non venga preso da un improvviso attacco di labirintite e
si ritrovi di colpo impossibilitato a rivolgersi verso il proprio
avversario: uno dei piccoli, ma fastidiosi difetti che la serie si porta
appresso ormai da tempo e un altro di quei tasselli che spingono a
sperare di trovarsi di fronte al capitolo conclusiva di un'epoca.
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